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E penso al poi
Scartoccio i pensieri,
gonfi di malinconia,
e li guardo cadere piano,
come foglie stanche
che ancora temono il vento.
Resto a fissare il presente,
così fragile, così vero,
dove ogni istante ha il sapore
di ciò che si perde
e di ciò che rimane.
Mi sporco le mani
d’inquietudine e di solitudine,
nella terra umida dell’anima,
là dove la tristezza scava,
eppure prepara spazio
per qualcosa che verrà.
E penso al poi—
non come chi fugge,
ma come chi attende.
Un domani che non promette sollievo,
ma possibilità,
movimento,
respiro.
Con la fede apro un solco,
non per comprendere,
ma per affidare.
Semino il presente,
pur se amaro,
pur se il suo odore punge
e il suo volto non consola.
Perché anche il dolore,
a volte,
è una forma di seme.
E allora taccio,
e ascolto la terra
che mormora di fioriture
che ancora non so vedere,
ma già, in silenzio,
esistono.
Poesia tratta da *D)io sa di Salvatore Ambrosino